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Quattordici lezioni per approfondire la lingua ebraica, la grammatica, l’analisi del testo e l’esegesi. Dispense dedicate, 14 videolezioni introduttive pubbliche e verifiche scritte corrette personalmente dal docente.
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Ricevi il materiale della lezione, le appendici pertinenti e il fascicolo di verifica. Le videolezioni pubbliche introducono gli argomenti e sono già consultabili nelle schede.
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Ogni scheda illustra gli argomenti effettivi della dispensa, il numero di pagine, gli obiettivi formativi, un caso di studio e le appendici pertinenti.
10 pagine. Sigle grammaticali, testimoni testuali, consonanti, vocali e criteri di traslitterazione. Il PDF è liberamente scaricabile, senza registrazione.
La prima lezione introduce l’ebraico biblico come lingua storica, sviluppatasi all’interno della famiglia semitica e tramandata attraverso scritture e tradizioni di lettura differenti. Si parte dalla variazione linguistica, osservabile anche negli episodi biblici, per comprendere perché una lingua non sia mai un sistema immobile. Il percorso presenta i rapporti con le lingue semitiche vicine, le testimonianze epigrafiche, la formazione della scrittura alfabetica e il successivo sviluppo dei sistemi di vocalizzazione. Particolare attenzione viene riservata al ruolo dei Masoreti e alla distinzione fra consonanti, vocali e accenti. L’obiettivo non è memorizzare una cronologia, ma imparare a leggere il testo ebraico con consapevolezza storica, riconoscendo il valore delle tradizioni che ne hanno conservato pronuncia, organizzazione e interpretazione.
Questa lezione affronta una domanda fondamentale: come possiamo ricostruire e valutare il testo della Bibbia ebraica attraverso i documenti che lo testimoniano? Lo studente conoscerà le principali fonti manoscritte, dal Testo Masoretico ai rotoli del Mar Morto, e il contributo del Pentateuco Samaritano. Si esamineranno inoltre le versioni antiche, tra cui Settanta, Targumim, Peshitta e Vulgata, comprendendo perché una traduzione possa conservare tracce di una differente lezione ebraica. Il percorso insegna a distinguere la semplice differenza testuale da un problema che incide sull’interpretazione. Attraverso esempi biblici concreti, lo studente comincerà a pesare le testimonianze, a riconoscerne i limiti e a formulare valutazioni argomentate, senza confondere la quantità dei testimoni con la loro effettiva indipendenza.
3 testi di studio aggiuntiviLo studio del verbo ebraico comincia dal riconoscimento delle sue caratteristiche morfologiche e del modo in cui rappresenta azioni, eventi e stati. La lezione introduce radici, forme, persona, genere e numero, ma mostra anche perché l’analisi del verbo non possa fermarsi alla semplice identificazione del paradigma. Si affrontano i ruoli semantici dei partecipanti, la differenza tra agente e paziente, la transitività e la valenza, cioè le relazioni richieste dal significato verbale. Il tema Qal costituisce il riferimento principale per osservare queste proprietà, insieme alle costruzioni passive e ai cambiamenti di prospettiva. Gli esempi e le esercitazioni permettono di collegare l’analisi della singola forma alla struttura della proposizione e alle scelte necessarie nella traduzione italiana.
I temi verbali dell’ebraico biblico offrono modi differenti di presentare un evento e i partecipanti che vi prendono parte. La lezione analizza le caratteristiche morfologiche e funzionali delle principali forme derivate: Nifal, Piel, Pual, Hitpael, Hifil e Hofal. Lo studente sarà guidato a riconoscere le differenze di struttura senza attribuire automaticamente a ogni tema un unico significato italiano. Le relazioni fra statività, azione, causazione, diatesi e transitività saranno esaminate attraverso esempi contestuali, anche quando più temi condividono valori vicini. Un’attenzione particolare sarà dedicata alla distinzione tra descrizione morfologica e interpretazione semantica. Lo scopo è sviluppare un metodo di analisi prudente, capace di motivare una traduzione sulla base della frase e non di una formula appresa isolatamente.
Questa lezione affronta uno degli aspetti più delicati dell’ebraico biblico: il rapporto tra forme verbali, tempo, aspetto e modalità. Le coniugazioni a suffissi e a prefissi vengono studiate nella loro morfologia e nei diversi ambienti sintattici in cui compaiono. Lo studente imparerà a osservare come una forma possa presentare un evento nella sua globalità, nello svolgimento o in relazione all’atteggiamento del parlante, senza ridurla automaticamente a passato e futuro. Il percorso prende in esame le costruzioni introdotte da waw e il loro contributo alle sequenze narrative e discorsive. Attraverso confronti e brevi analisi, la lezione sviluppa la capacità di distinguere il riconoscimento grammaticale dalla scelta del tempo verbale italiano più adatto al contesto.
Le forme volitive permettono di capire come l’ebraico esprima ordini, richieste, desideri, incoraggiamenti e intenzioni. La lezione mette a confronto imperativo, iussivo e coortativo, approfondendone la morfologia e le differenze nell’uso. Non basta riconoscere una forma: occorre considerare chi parla, a chi si rivolge e quale relazione esiste tra gli interlocutori. Per questo lo studio unisce grammatica e pragmatica, osservando anche l’impiego della particella na e delle costruzioni affini. L’analisi di dialoghi e di scene narrative mostra come il valore di una richiesta possa variare dalla supplica al comando. Al termine lo studente avrà strumenti per riconoscere queste sfumature, rendere con precisione la forza degli enunciati e giustificare le proprie scelte traduttive.
Questa lezione è dedicata alle strutture con cui l’ebraico biblico nomina persone, oggetti e realtà astratte e le collega all’interno della frase. Si studiano le classi dei sostantivi e i processi di derivazione e flessione, con particolare attenzione a genere, numero e forme nominali. Una parte centrale riguarda lo stato costrutto e le relazioni espresse da sequenze di nomi, che spesso non possono essere comprese attraverso una traduzione parola per parola. Vengono approfondite anche apposizione, determinazione, dimostrativi e numerali, osservando come ogni elemento contribuisca a identificare il referente. Esempi biblici ed esercizi applicativi aiutano a separare i componenti del sintagma, riconoscere i rapporti grammaticali e formulare una resa italiana fedele all’intero costrutto.
Pronomi, aggettivi e participi condividono varie proprietà grammaticali, ma svolgono compiti diversi nella costruzione del testo ebraico. La lezione esamina i pronomi indipendenti e le loro funzioni, le relazioni di accordo degli aggettivi e il funzionamento delle proposizioni prive di verbo espresso. Una parte importante è riservata ai participi, forme che possono descrivere un’azione e comportarsi, in certi contesti, come elementi nominali o aggettivali. Il caso di Gerico in Giosuè 6,1 mostra come una sequenza di participi possa interrompere l’avanzamento narrativo per fornire informazioni di sfondo. Lo studente imparerà a riconoscere la funzione del participio nella proposizione e a distinguere descrizione, predicazione e riferimento temporale alla luce del contesto.
L’infinito ebraico non coincide sempre con l’infinito dell’italiano e non svolge una sola funzione. Questa lezione distingue infinito costrutto e infinito assoluto, ne presenta le forme nei diversi temi verbali e ne esamina gli usi sintattici. L’infinito costrutto può introdurre relazioni temporali, finali o altre costruzioni dipendenti, mentre l’infinito assoluto può rafforzare un enunciato o assumere funzioni particolari. Si osserverà come le preposizioni contribuiscano a orientare il valore delle espressioni infinitive e come il loro significato cambi in rapporto al contesto. L’esempio dell’oracolo a Eli in 1 Samuele 2 offre un’applicazione concreta. La lezione conduce lo studente dall’identificazione morfologica alla comprensione delle relazioni fra le proposizioni e alla traduzione motivata.
Le parole più brevi di una lingua possono essere decisive per interpretare correttamente un discorso. La lezione studia congiunzioni, avverbi, negazioni, interrogative e altre particelle ebraiche, mostrando come stabiliscano rapporti tra proposizioni, segnalino informazioni nuove o orientino la risposta dell’interlocutore. Si distinguono coordinazione e subordinazione, collegamenti logici e valori pragmatici, senza attribuire alle particelle un equivalente italiano fisso. Particolare attenzione viene riservata alle differenze tra la funzione grammaticale di un termine e l’effetto comunicativo che produce nella frase. Gli esempi biblici aiutano a riconoscere segnali di contrasto, causa, spiegazione, domanda e reazione. Lo studente acquisirà un metodo per leggere il testo come discorso articolato, anziché come successione di parole isolate.
Le preposizioni dell’ebraico biblico esprimono relazioni spaziali, temporali, strumentali e logiche, ma il loro valore non può essere ricavato da una lista di equivalenti italiani. La lezione presenta preposizioni primarie, secondarie e costruzioni composte, mettendone a confronto morfologia, sintassi e semantica. Lo studente imparerà a osservare il termine retto dalla preposizione e il rapporto che esso stabilisce con gli altri elementi della frase. Il caso di Esodo 20,3 mostra quanto una locuzione preposizionale possa incidere sull’interpretazione di un comandamento. Attraverso esempi progressivi verranno considerate la polisemia e le estensioni metaforiche di nozioni spaziali. L’obiettivo è formulare traduzioni motivate, distinguendo il significato possibile di una preposizione dalla funzione effettiva che assume nel passo studiato.
Il primo laboratorio guidato applica il metodo della critica testuale a un caso preciso: la presenza o l’assenza della parola «luce» in Isaia 53,11. Lo studente seguirà le diverse fasi dell’indagine, dalla raccolta dei testimoni manoscritti e delle versioni antiche fino al confronto delle lezioni attestate. Verranno distinte testimonianze esterne e considerazioni interne, comprese le ragioni per cui una lezione potrebbe essere stata ampliata, abbreviata o modificata durante la trasmissione. Il laboratorio insegna anche a non applicare meccanicamente criteri come la preferenza per la lezione più difficile o più breve. Il risultato atteso è una decisione testuale argomentata, capace di spiegare quali prove sostengano una ricostruzione e quali limiti restino aperti.
Il secondo laboratorio introduce un metodo pratico per studiare il significato delle parole ebraiche senza confondere etimologia, traduzione e uso contestuale. Si parte dalla definizione di semantica lessicale e dalla necessità di raccogliere le attestazioni di un lessema in contesti differenti. Lo studente imparerà a distinguere il campo dei significati possibili dal senso specifico di una parola in un passo determinato, esaminando anche le relazioni con sinonimi, contrari e termini affini. L’analisi guidata di lev e levav, «cuore», mostra come un termine possa riferirsi alla sfera fisica, intellettuale, emotiva e volitiva. L’obiettivo è sviluppare studi lessicali documentati, capaci di sostenere l’esegesi senza sovraccaricare ogni occorrenza di significati non pertinenti.
L’ultimo laboratorio riunisce le competenze grammaticali acquisite per leggere la struttura delle proposizioni narrative. Attraverso il primo capitolo di Giona, lo studente apprende a distinguere soggetto, verbo, oggetto e modificatori, a individuare i confini delle proposizioni e a riconoscere l’ordine abituale dei costituenti. Si considerano poi le variazioni di ordine che richiamano l’attenzione su un elemento, introducono un nuovo tema o segnalano informazioni di sfondo. Il laboratorio mostra come queste osservazioni contribuiscano alla comprensione del racconto, distinguendo gli eventi della linea narrativa principale dalle descrizioni e dai discorsi diretti. Il traguardo è produrre un’analisi sintattica semplice ma rigorosa, capace di spiegare le principali scelte interpretative e traduttive.
Le appendici sono strumenti di consultazione collegati alle lezioni che ne richiedono l’uso. La corrispondenza è indicata in ogni scheda.
Orientamenti per continuare lo studio e la lettura delle Scritture.
898 voci e liste lessicali organizzate per frequenza.
Repertorio di consultazione per termini italiani ed equivalenti ebraici.
Definizioni del lessico tecnico e delle categorie grammaticali.
Opere di riferimento per approfondire filologia e interpretazione.
Modalità di partecipazione, verifiche, supporto e materiali didattici.
No. Il portale EXEGORA non prevede alcun tipo di registrazione. Per frequentare il corso è sufficiente contattare Daniele Salamone dalla sezione Contatti.
Il pagamento può essere concordato per singola lezione oppure con un versamento una tantum, che consente di beneficiare di uno sconto. Non sono previsti rimborsi per la decisione volontaria del partecipante di interrompere gli studi o per motivi non imputabili a EXEGORA, fatti salvi i diritti inderogabili previsti dalla legge. Le modalità di saldo vengono concordate direttamente con il docente prima dell’invio dei materiali. Sul sito non sono previsti sistemi di pagamento automatici.
Riceverai la dispensa PDF della lezione, le appendici pertinenti e un fascicolo separato con gli esercizi da svolgere. Le videolezioni introduttive sono pubbliche e consultabili direttamente nelle schede delle 14 lezioni: presentano gli argomenti, ma non sostituiscono le dispense.
Ogni verifica comprende 15 domande suddivise in tre moduli da cinque quesiti: cinque di livello semplice, cinque di livello medio e cinque di livello avanzato. I quiz non richiedono conoscenze superiori a quelle previste dal materiale assegnato. Lo studente stampa il fascicolo, compila tutte le risposte in stampatello chiaro e leggibile e restituisce una scansione in PDF. La correzione è personale, a cura del docente. I moduli compilati soltanto in parte non vengono presi in considerazione.
Per accedere alla lezione successiva è necessario rispondere correttamente a tutte e 15 le domande. Lo studente potrà ripetere i quiz finché non avrà raggiunto il massimo punteggio. Riceverà per iscritto spiegazioni sugli argomenti nei quali ha mostrato lacune. Lo scopo di EXEGORA non è semplicemente vendere un corso, ma assicurare che chi lo frequenta raggiunga risultati concreti.
No. Non è prevista una data di consegna per lo studio o per le verifiche. Puoi organizzare l’apprendimento secondo le tue necessità, mantenendo l’ordine progressivo delle lezioni.
Il percorso è sequenziale. Una nuova lezione viene autorizzata solo quando il docente ha confermato il superamento della verifica precedente con tutte le risposte corrette. Le condizioni della nuova lezione vengono concordate separatamente; anche in caso di saldo complessivo il materiale viene trasmesso secondo la progressione didattica.
Sì. Chi segue i corsi EXEGORA riceve assistenza via email per tutto il percorso di apprendimento. Anche dopo il completamento del corso, Daniele Salamone resta a disposizione dei suoi studenti. Non sono previste consulenze telefoniche né tramite WhatsApp o Telegram: il canale di assistenza è esclusivamente l’email. Chi acquista i corsi in DVD attraverso altri canali, come Vinted, eBay o Subito.it, ha diritto alla consulenza fino al completamento del corso acquistato, e non oltre.
No. Le videolezioni pubbliche accompagnano e introducono le singole unità didattiche, senza sostituirle. La dispensa resta il riferimento per lo studio e il fascicolo di verifica serve ad accertare l’apprendimento.
Si tratta di un percorso di livello intermedio. È consigliata una conoscenza preliminare dell’alfabeto ebraico, della vocalizzazione e delle principali nozioni grammaticali, oltre a una minima familiarità con i paradigmi verbali. Puoi studiare le basi dal mio manuale per principianti, oppure ordinare il corso per principianti in DVD contattando Daniele Salamone. Il materiale sulle abbreviazioni e sulla traslitterazione si scarica gratuitamente dalla sezione «Materiale preparatorio gratuito» di questa pagina.
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