GENESI · CAPITOLO 2 · VERSETTO 13

Genesi 2,13 – Commentario esegetico

Testo della traduzione biblica italiana

2,13 il nome del secondo fiume è “Ghion” che circonda tutta l’area di Cus;

Traduzione © Daniele Salamone · Apri nel lettore biblico interattivo

Contesto del passo

Commento esegetico a Genesi 2,13

Il secondo fiume è גִּיחוֹן (Gîḥôn), Ghichon, nome che può richiamare una radice connessa allo sgorgare o all'erompere dell'acqua. La stessa denominazione è nota per la sorgente di Gerusalemme associata all'ascesa regale di Salomone (1 Re. 1,33.38.45), ma l'identità del nome non basta a unificare la sorgente palestinese e il corso d'acqua edenico. Il testo torna a usare il verbo «circondare» e introduce la «terra di Kush», כּוּשׁ (Kûš). In molti contesti biblici Kush rimanda alla Nubia e alle aree a sud dell'Egitto, legate al bacino nilotico (Is. 18,1-2; Ger. 13,23). Nel dibattito storico e geografico sono state formulate anche ipotesi che collegano il nome ad ambiti mesopotamici, compresa l'area dei Cassiti; occorre però distinguere queste proposte dalla ricorrenza più comune del toponimo nella Bibbia. Identificare il Ghichon con il Nilo rende comprensibile il riferimento a Kush, ma apre nuove difficoltà rispetto al sistema dei quattro corsi descritti come diramazioni di un fiume di Eden. Localizzarlo in Mesopotamia può agevolare la vicinanza al Tigri e all'Eufrate, ma non risolve da sola la questione del nome e dei suoi paralleli. La frase testimonia quindi un orizzonte geografico ampio e composito, non la conservazione di un dato idrografico sufficiente a determinare un punto di origine verificabile. La versione greca della Bibbia identifica comunemente Kush mediante una denominazione che i lettori ellenistici potevano associare all'Etiopia o alle terre a sud dell'Egitto. È importante non sovrapporre senza cautele questa geografia antica ai confini politici di uno Stato contemporaneo. La denominazione poteva abbracciare territori diversi ed essere usata secondo una prospettiva culturale esterna alle popolazioni così designate. Nel racconto edenico, inoltre, il problema non è soltanto quale territorio fosse noto con un dato nome, ma il rapporto fra quel territorio e un sistema fluviale rappresentato come unitario. Anche una perfetta equivalenza toponomastica non risolverebbe la difficoltà della derivazione dei quattro fiumi. L'indagine deve distinguere l'identificazione di una regione dalla ricostruzione dell'insieme geografico.

L'inclusione di Kush è importante per la prospettiva del racconto. Il frutteto non viene presentato come una località priva di connessioni con la storia successiva: i fiumi portano il lettore verso regioni che la Genesi nominerà nel quadro dei popoli e delle genealogie (Gen. 10,6-8), e che i profeti richiameranno per descrivere l'ampiezza delle nazioni conosciute da Israele (Is. 11,11; Sof. 3,10). Non significa che la distribuzione geografica dei gruppi umani fosse già stata narrativamente compiuta al tempo dell'uomo originario. I toponimi appartengono alla lingua del narratore e al suo modo di rendere intelligibile un tempo remoto servendosi di nomi conosciuti dai destinatari. La presenza di una terra che il lettore può associare a regioni lontane rafforza la funzione del sistema fluviale: rappresentare un centro di fertilità che non rimane ripiegato su se stesso. Tale valore non dipende dalla possibilità di ricostruire una carta perfetta dell'Eden, ma dalla direzione in cui la narrazione apre il proprio spazio.

Bibliografia

  • Salamone Daniele, Torah Study Bible. Bereshit: Genesi nel suo contesto storico e culturale, Torah Project Italia, s.l. 2022, p. 9.
  • Sarna Nahum M., The JPS Torah Commentary: Genesis, Jewish Publication Society, Philadelphia 1989, p. 20.
  • Soggin J. Alberto, Genesi 1–11, Marietti, Genova 1991, p. 66.

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