GENESI · CAPITOLO 4 · VERSETTO 12

Genesi 4,12 – Commentario esegetico

Testo della traduzione biblica italiana

4,12 Quando lavorerai la terra essa non continuerà più a darti forza; sarai fuggiasco ed errante sulla terra».

Traduzione © Daniele Salamone · Apri nel lettore biblico interattivo

Contesto del passo

Commento esegetico a Genesi 4,12

Il giudizio specifica la nuova condizione dell'agricoltore: כִּי תַעֲבֹד אֶת־הָאֲדָמָה לֹא־תֹסֵף תֵּת־כֹּחָהּ לָךְ (kî ṯaʿăḇōḏ ʾeṯ-hāʾăḏāmâ lōʾ-ṯōsep̄ tēṯ-kōḥāh lāḵ), «quando lavorerai il suolo, esso non continuerà a darti la sua forza». כֹּחַ (kōaḥ), «forza», riferito alla terra indica la capacità produttiva che rende fruttuoso il lavoro; non è una sostanza misteriosa e neppure un riferimento misurabile a un particolare impoverimento geologico. La formulazione colpisce il nesso fra occupazione e sostentamento nel punto stesso in cui Caino aveva definito la propria identità. Si distingue così la fatica che caratterizza la condizione comune dopo l'Eden dalla privazione più grave imposta a un agricoltore divenuto omicida. Il testo non afferma che il lavoro della terra sarà impossibile per tutti i suoi discendenti, né descrive in quali percentuali diminuirà il raccolto; formula una perdita personale della stabilità produttiva come effetto del delitto.

La seconda parte è affidata alla coppia נָע וָנָד (nāʿ wā-nāḏ), spesso resa «fuggiasco ed errante». I due participi, legati dal suono e dal campo semantico del movimento instabile, esprimono una vita senza radicamento sicuro, ma non vanno assimilati al nomadismo pastorale come forma organizzata di economia. Quest'ultimo potrà essere rappresentato in seguito come attività dotata di propria competenza e tradizione, mentre l'erranza di Caino nasce da una sentenza e comporta la perdita di una dimora affidabile. La narrazione non precisa un itinerario, una durata o una condanna all'assenza assoluta di qualunque abitazione. Tale cautela sarà necessaria per comprendere il successivo insediamento nel paese di Nod e la tradizione sulla città chiamata con il nome di Enoc (Gen. 4,16-17). La pena non consiste in un semplice spostamento geografico: essa trasforma la sicurezza che il colpevole aveva ricavato dalla terra e dalla propria attività in una condizione esposta, nella quale il rapporto fra spazio, lavoro e appartenenza risulta profondamente compromesso.

Bibliografia

  • Salamone Daniele, Torah Study Bible. Bereshit, TSB, s.l. 2022–2026, p. 14.
  • Salamone Daniele, Genesi. Nuovissimo Commento alla Torah, Yeshivat HaDerek, s.l. 2025, pp. 58–61.
  • Sarna Nahum M., The JPS Torah Commentary: Genesis, Jewish Publication Society, Philadelphia 1989, pp. 34–35.
  • Soggin J. Alberto, Genesi 1–11, Marietti, Genova 1991, pp. 98–100.

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