Commento esegetico a Genesi 4,19
Commentario di Daniele Salamone · Redazione esegetica 2026
Con Lamec la genealogia passa dalla semplice registrazione delle discendenze a una nuova configurazione familiare. La frase וַיִּקַּח־לוֹ לֶמֶךְ שְׁתֵּי נָשִׁים (wayyiqqaḥ-lô lemeḵ šətê nāšîm) significa «Lamec prese per sé due mogli». L'indicazione numerica è chiara ed esplicita: si tratta della prima poliginia nominata nel racconto biblico. Il verbo לָקַח (lāqaḥ), «prendere», ricorre in una pluralità di contesti matrimoniali e non dimostra, isolatamente, la presenza di coercizione; nemmeno costituisce una formula con la quale il narratore approvi normativamente ogni circostanza dell'unione. La sua descrizione va considerata alla luce del quadro più ampio: nella scena della formazione della donna il legame era stato presentato attraverso l'unione di due persone (Gen. 2,24); qui la menzione delle «due mogli» registra un mutamento nelle forme sociali rappresentate dalla discendenza di Caino. Non è tuttavia legittimo attribuire automaticamente alla poliginia la successiva violenza di Lamec o dedurre che ogni episodio negativo della sua vita derivi da questo particolare familiare. Il racconto non sviluppa ancora una discussione giuridica sulla pluralità dei matrimoni e non fornisce il punto di vista delle due donne in proposito.
La legislazione israelitica posteriore documenta la presenza di matrimoni poliginici e interviene su alcuni loro effetti, per esempio in materia di diritti della moglie e di successione fra figli di donne differenti (Es. 21,10-11; Deut. 21,15-17). Questi testi mostrano che la descrizione di Lamec non può essere interpretata semplicemente come l'introduzione di una pratica che la Torah successiva ignorerebbe. Al tempo stesso, una normativa rivolta a gestire una situazione sociale non equivale automaticamente a dichiararla ideale. Anche la differenza fra il modello relazionale evocato nel giardino e la famiglia di Lamec deve essere discussa senza attribuire alla sola menzione delle mogli l'intera colpa del personaggio: la violenza che egli proclamerà possiede verbi e contenuti propri, che saranno oggetto dell'analisi dei versetti 23–24. La distinzione fra descrizione, regolazione e valutazione normativa evita di confondere livelli storici e letterari diversi e consente di leggere le due donne come persone realmente nominate nella genealogia, non come semplici simboli di una teoria astratta sul matrimonio.
עָדָה (ʿāḏâ), «Adah», e צִלָּה (ṣillâ), «Tzillah», sono nominate individualmente. Sono stati proposti collegamenti etimologici di Adah con l'ornamento e di Tzillah con l'ombra, ma la somiglianza sonora non equivale a una descrizione del carattere, dell'aspetto o del rango delle due donne. Il loro inserimento è significativo anche dal punto di vista formale: la genealogia, fino a questo punto prevalentemente maschile, introduce persone femminili la cui presenza sarà indispensabile per la presentazione delle nuove attività culturali e per il canto rivolto loro dallo stesso Lamec. Il lettore non è autorizzato a ricostruire una rivalità domestica, un ordine di preferenze o una particolare gerarchia spirituale soltanto dai nomi o dalla successione. Quando Lamec prenderà la parola, entrambe saranno designate come ascoltatrici di un discorso violento (Gen. 4,23). Questa collocazione prepara un effetto letterario preciso, ma l'interpretazione etica della poesia dovrà fondarsi sui suoi verbi e sulle sue pretese, non su presunte virtù o colpe delle mogli mai narrate.
Bibliografia