GENESI · CAPITOLO 4 · VERSETTO 5

Genesi 4,5 – Commentario esegetico

Testo della traduzione biblica italiana

4,5 ma non ebbe riguardo per Caino né per ciò che lui aveva offerto. Caino arse molto e il suo volto era triste.

Traduzione © Daniele Salamone · Apri nel lettore biblico interattivo

Contesto del passo

Commento esegetico a Genesi 4,5

La frase וְאֶל־קַיִן וְאֶל־מִנְחָתוֹ לֹא שָׁעָה (wəʾel-qayin wəʾel-minḥāṯô lōʾ šāʿâ) ripete in negativo la struttura appena applicata ad Abele. La valutazione riguarda Caino e la sua minḥâ, non soltanto una categoria di prodotti agricoli. Questo parallelismo fornisce un dato testuale più sicuro di qualsiasi tentativo di spiegare il rifiuto con l'assenza di sangue, con un errore rituale non nominato oppure con una rivalità professionale. Il comportamento di Caino diviene visibile subito dopo: וַיִּחַר לְקַיִן מְאֹד (wayyiḥar ləqayin məʾōḏ), letteralmente «si accese molto per Caino», adopera il verbo חָרָה (ḥārâ), frequentemente collegato all'ira. L'immagine del calore crescente esprime un turbamento intenso, ma il narratore non specifica che esso sia già omicida, né che Caino sia incapace di ascoltare una parola correttiva. La reazione è riportata proprio perché fra il mancato favore e il fratricidio esiste ancora un intervallo morale nel quale una decisione può essere presa diversamente. Il rifiuto divino non autorizza a perseguitare colui che ha ricevuto favore; la trasformazione della delusione in aggressione è responsabilità dell'uomo, non conseguenza necessaria del giudizio su un sacrificio.

La seconda descrizione, וַיִּפְּלוּ פָנָיו (wayyippəlû pānāyw), «cadde il suo volto», è un'espressione somatica del venir meno del contegno o della serenità. Il plurale morfologico פָּנִים (pānîm), «volto», è ordinario in ebraico e non deve essere inteso come riferimento a più facce. La traduzione «il suo volto era triste» restituisce il risultato percepibile di un mutamento interiore, mentre la costruzione ebraica ne conserva la concretezza dinamica. Nulla permette di stabilire se Caino provi vergogna, invidia, umiliazione o collera in proporzioni distinguibili: il testo nomina chiaramente l'ira e mostra l'abbassamento del volto. Proprio questa immagine prepara la forma della domanda divina e la possibilità di un suo «rialzamento» in caso di comportamento corretto. Sarebbe prematuro leggere il gesto come una condanna già definitiva dell'uomo: la narrazione si apre ora a un ammonimento, e la sua funzione non sarebbe comprensibile se la scelta successiva fosse stata rappresentata come inevitabile fin dall'inizio.

Bibliografia

  • Salamone Daniele, Torah Study Bible. Bereshit, TSB, s.l. 2022–2026, p. 13.
  • Salamone Daniele, Genesi. Nuovissimo Commento alla Torah, Yeshivat HaDerek, s.l. 2025, pp. 56–59.
  • Sarna Nahum M., The JPS Torah Commentary: Genesis, Jewish Publication Society, Philadelphia 1989, pp. 32–33.
  • Soggin J. Alberto, Genesi 1–11, Marietti, Genova 1991, pp. 94–96.

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