EXEGORA · STUDIO DI LINGUISTICA BIBLICA

Porzioni aramaiche nel Testo Masoretico

La Bibbia ebraica conserva, oltre all’ebraico, passi in aramaico biblico. Questa pagina ne individua la distribuzione, descrive il contesto storico-linguistico e consente di consultare la traduzione italiana dei versetti pertinenti. La trattazione distingue le principali unità aramaiche e le loro caratteristiche linguistiche.

4 libri interessati5 unità testualiAramaico in rosso
Dettaglio di un testo ebraico manoscritto con strumento da scrittura

Dove si trova l’aramaico nella Bibbia ebraica

Le porzioni aramaiche riconoscibili all’interno del Testo Masoretico si distribuiscono tra Genesi, Esdra, Geremia e Daniele. Alcune comprendono interi capitoli, mentre Genesi 31,47 conserva soltanto una denominazione aramaica. Nel lettore EXEGORA il rosso identifica la parte in aramaico, sia nel testo originale sia nella traduzione italiana. La numerazione seguita è quella dei singoli libri biblici presenti su EXEGORA.

Aramaico ed ebraico: due lingue distinte

L’ebraico e l’aramaico appartengono entrambi alla famiglia delle lingue semitiche nordoccidentali. Sono lingue affini, ma possiedono caratteristiche proprie di lessico, morfologia, sintassi e fonologia. Nei manoscritti biblici trasmessi in grafia quadrata possono apparire visivamente simili: la distinzione linguistica non coincide pertanto con il semplice riconoscimento dell’alfabeto.

In epoca persiana l’aramaico esercitò un ruolo importante nella comunicazione amministrativa e sovraregionale. Le lettere e i decreti presenti in Esdra sono coerenti con questa funzione; Daniele impiega invece l’aramaico per una parte estesa delle narrazioni e delle visioni. Il passaggio da ebraico ad aramaico in Daniele 2,4 si verifica all’interno del versetto, subito dopo l’indicazione «in aramaico».

01La determinazione del nome: «il re»
EBRAICO BIBLICOהַמֶּלֶךְhammelekh
ARAMAICO BIBLICOמַלְכָּאmalkā’

In ebraico l'articolo ha- precede il sostantivo. L'aramaico biblico può esprimere la determinazione mediante lo stato enfatico, qui caratterizzato dalla terminazione -ā’. La forma aramaica è attestata in Daniele 2,4.

02Il cielo: «i cieli»
EBRAICO BIBLICOהַשָּׁמַיִםhashamayim
ARAMAICO BIBLICOשְׁמַיָּאshemayyā’

La somiglianza della radice è evidente, ma la forma nominale si differenzia. In aramaico shemayyā’ ricorre, fra l'altro, nel contesto di Daniele 2,18; il suffisso non va interpretato automaticamente come un corrispondente meccanico dell'articolo ebraico.

03Il relativo: «che, il quale»
EBRAICO BIBLICOאֲשֶׁרasher
ARAMAICO BIBLICOדִּיdī

L'ebraico ricorre spesso al relativo asher; l'aramaico usa frequentemente la particella dī, che compare anche in costruzioni di relazione o possesso. La sua funzione esatta dipende dalla sintassi della frase.

04Una denominazione divina: «Dio»
EBRAICO BIBLICOאֱלֹהִיםelohim
ARAMAICO BIBLICOאֱלָהָאelahā’

Le due lingue condividono un lessico semitico affine, ma presentano forme morfologiche diverse. La traduzione deve comunque distinguere l'uso riferito al Dio d'Israele da quello riferito ad altre divinità, senza dedurlo dalla sola parola isolata.

Questi esempi servono a illustrare una differenza morfologica ricorrente; non autorizzano a interpretare ogni singola occorrenza senza esaminarne il contesto.

Perché l'aramaico compare nella Bibbia ebraica?

L'espressione «Bibbia ebraica» designa una raccolta di libri e la sua tradizione testuale, non una lingua esclusiva. All'interno del Testo Masoretico alcuni passi sono redatti in aramaico biblico, una lingua semitica strettamente affine all'ebraico, ma non identica. La compresenza delle due lingue costituisce un dato della trasmissione dei libri e deve essere trattata come tale: non è un'anomalia che il traduttore debba uniformare.

GENESI

Memoria di un nome

In (Gen. 31,47) Labano usa un'espressione aramaica, mentre Giacobbe ricorre a una denominazione ebraica per lo stesso luogo. La scelta linguistica appartiene al racconto e ne illumina la scena.

ESDRA

Lingua amministrativa

Le lettere e i decreti in (Esd. 4,8–6,18; 7,12–26) introducono una lingua largamente impiegata nelle comunicazioni sovraregionali del periodo persiano. La forma documentaria orienta la lettura delle sezioni.

GEREMIA E DANIELE

Una frase e una sezione estesa

(Ger. 10,11) conserva un versetto in aramaico; (Dan. 2,4b–7,28) comprende una porzione narrativa e visionaria molto più ampia. In Daniele il confine linguistico cade nel mezzo di un versetto.

Tre chiavi di lettura dell'aramaico biblico

  1. Stato del sostantivo. L'aramaico distingue stato assoluto, costrutto e determinato (o enfatico). La forma determinata non coincide sempre con un semplice «il» italiano: il contesto sintattico decide come tradurla.
  2. Costruzioni relative e genitive. La particella dī può introdurre una subordinata relativa o una relazione fra nomi. Non deve essere automaticamente resa con una preposizione italiana fissa.
  3. Riconoscimento morfologico. Radice e famiglia lessicale aiutano a individuare parole affini all'ebraico. La somiglianza grafica non basta: vocalizzazione, stato nominale e funzione della parola richiedono un'analisi distinta.
Una precisazione per il lettore

Il rosso impiegato da EXEGORA è una scelta editoriale moderna per distinguere le porzioni aramaiche nelle due colonne del lettore. Non indica l'inchiostro originario dei manoscritti e non costituisce, di per sé, un giudizio sulle varianti del testo.

Come leggere una traduzione a fronte

La traduzione italiana offre il senso del passo, ma non rende automaticamente visibili tutti i dettagli della lingua originale. Quando la colonna ebraico-aramaica presenta una costruzione nominale allo stato enfatico, un relativo con dī oppure una locuzione amministrativa, il lettore deve distinguere fra il dato linguistico e la scelta traduttiva. L'obiettivo è comprendere perché una frase è resa in un certo modo, non introdurre una terminologia tecnica superflua in ogni versetto.

Nei brani amministrativi di Esdra occorre fare particolare attenzione alle formule epistolari, ai titoli dei funzionari e al lessico dei decreti. Nei racconti di Daniele, invece, è opportuno osservare il passaggio della voce narrante, i discorsi diretti e le riprese lessicali. Una stessa radice può produrre sfumature differenti quando cambia il contesto.

Il confronto con il Testo Masoretico deve rimanere distinto dalla consultazione dei testimoni del deserto di Giuda: la pagina Il Tanakh a Qumran raccoglie le traduzioni dei frammenti e le varianti conservate nei manoscritti, non una seconda redazione uniforme del Testo Masoretico.

Leggere i passi nel loro contesto

Gli esempi riportano fedelmente la traduzione italiana attualmente presente in EXEGORA; non ricostruiscono parti mancanti dei manoscritti di Qumran e non sostituiscono la consultazione del capitolo completo. L’evidenziazione selettiva rende riconoscibile il passaggio di lingua.

E Labano chiamò esso “Yegar-Sahaduta”, mentre Giacobbe lo chiamò “Galeed”.

Un’espressione aramaica all’interno di un versetto ebraico.

Reum, il commissario, e Simsai, lo scriba, scrissero al re Artaserse una lettera riguardante Gerusalemme, nei termini che seguono.

Inizio del primo grande blocco in aramaico.

«Artaserse, re dei re, a Esdra, sacerdote e scriba esperto nella legge del Dio del cielo: pace perfetta. E ora,

Lettera di Artaserse a Esdra.

Direte loro così: «Gli dèi che non hanno fatto i cieli e la terra scompariranno dalla terra e di sotto questi cieli».

Un intero versetto aramaico nel contesto del libro.

I Caldei risposero al re in aramaico: «O re, possa tu vivere per sempre! Racconta il sogno ai tuoi servi e noi te ne daremo l'interpretazione».

Passaggio dall’introduzione ebraica alla risposta in aramaico.

Questioni filologiche e traduttive

La lingua non determina da sola l’identità divina. Il nome o il titolo di una divinità dev’essere interpretato in rapporto alla sua funzione nel passo. Per questo EXEGORA riserva l’oro ai termini ebraici che designano effettivamente il Dio d’Israele nel contesto esaminato: elohim non viene automaticamente trattato come nome proprio quando indica divinità pagane, esseri diversi o un valore intensivo.

Testo Masoretico e scritture del Mar Morto. Le sezioni aramaiche qui illustrate appartengono alla tradizione biblica masoretica; la pagina «Il Tanakh a Qumran» costituisce un’altra risorsa, dedicata specificamente alle testimonianze manoscritte di Qumran. In Levitico EXEGORA adotta, per ragioni editoriali, la grafia paleoebraica del Tetragramma, con un popup che ne spiega l’uso in alcuni rotoli: non si tratta di una trascrizione diplomatica del Codice di Leningrado.

Percorso di studio

Per una prima lettura comparata è utile iniziare da (Gen. 31,47), dove due nomi di luogo coesistono nello stesso versetto; passare poi a (Ger. 10,11), esempio di enunciato aramaico isolato, e proseguire con l'esordio della corrispondenza amministrativa di Esdra. Infine, il passaggio di lingua in (Dan. 2,4) permette di riconoscere il confine tra prosa ebraica e aramaica all'interno della medesima unità testuale.

Per ogni passo conviene annotare il lemma, la forma grammaticale, la costruzione sintattica, l'eventuale attestazione parallela e la soluzione italiana adottata. In questo modo la ricerca potrà essere estesa progressivamente a schede morfologiche e commentari senza perdere il collegamento con il contesto del versetto.

Bibliografia e riferimenti per approfondire

Massimiliano Marrazza, «L’aramaico del Libro di Ezra: storia degli studi e nuove prospettive», Materia Giudaica 9 (2006), pp. 391–403. Scheda bibliografica.

Israel Antiquities Authority — The Dead Sea Scrolls, «Languages and Scripts». Consulta la descrizione delle lingue e scritture.

Per verificare le forme dei testi masoretici è disponibile Sefaria, Tanakh. Le traduzioni italiane dei passi citati appartengono invece al corpus originale di EXEGORA.

Studi introduttivi sull’aramaico biblico: Daniel C. Snell, «Why Is There Aramaic in the Bible?», Journal for the Study of the Old Testament (1980). Scheda dell’articolo.