GENESI · CAPITOLO 3 · VERSETTO 20

Genesi 3,20 – Commentario esegetico

Testo della traduzione biblica italiana

3,20 E l’uomo chiamò sua moglie “Eva” perché è la madre dei viventi.

Traduzione © Daniele Salamone · Apri nel lettore biblico interattivo

Contesto del passo

Commento esegetico a Genesi 3,20

Dopo le parole di giudizio compare un atto di denominazione che sembra procedere in direzione opposta alla formula del ritorno alla polvere: l’uomo chiama sua moglie חַוָּה (Ḥawwâ), «Chavvah», poiché ella è «madre di tutti i viventi». La spiegazione data dal narratore collega il nome al campo lessicale della vita, rappresentato dal verbo חָיָה (ḥāyâ), «vivere», e dal sostantivo חַי (ḥay), «vivente». La relazione fra la forma esatta del nome e la radice della vita non è una equivalenza morfologica priva di difficoltà; il testo presenta un’etimologia narrativa, costruita per illuminare il personaggio entro la storia che si sta raccontando. Il sintagma «tutti i viventi» deve essere interpretato nel contesto della genealogia umana, e non come se l’autore attribuisse alla donna la maternità biologica di ogni animale del mondo. La donna è designata come principio della continuazione dell’umanità: la sua funzione di madre è espressa proprio dopo che la morte è stata collocata nell’orizzonte del destino umano. Il contrasto non è un paradosso da risolvere cancellando una delle due affermazioni. La persona destinata alla mortalità appartiene a una storia nella quale altri viventi continueranno a nascere.

L’attribuzione del nome non autorizza di per sé a costruire una teoria della subordinazione femminile fondata su un presunto diritto assoluto del marito di nominare. Nel capitolo precedente l’uomo aveva denominato gli animali, ma davanti alla donna aveva pronunciato una formula poetica di riconoscimento della parentela e della corrispondenza (Gen. 2,19-23). Qui l’atto di nominare si colloca in un contesto ormai attraversato da una crisi e da una sentenza sulle relazioni coniugali. Non basta la sola presenza del verbo «chiamare» per ricostruire una trasformazione giuridica completa del matrimonio; il narratore è interessato anzitutto al valore del nome scelto. Il riferimento alla vita impedisce anche di identificare Chavvah esclusivamente con l’atto di aver mangiato il frutto. La storia continuerà attraverso la generazione e non mediante una sua esclusione dalla relazione con il Creatore. La rilettura delle Scritture Apostoliche, soprattutto nei testi che confrontano Adamo, Eva e la condizione della comunità, appartiene a un’altra fase della riflessione; può sviluppare il significato teologico della coppia senza modificare retroattivamente la funzione narrativa del nome (1 Tim. 2,13-15). Il versetto custodisce una tensione essenziale del racconto: la pronuncia della morte non elimina la possibilità della vita, ma la colloca nella precarietà della successione umana.

Bibliografia

  • Salamone Daniele, Torah Study Bible. Bereshit: Genesi nel suo contesto storico e culturale, Torah Project Italia, Belpasso 2022, p. 13.
  • Sarna Nahum M., The JPS Torah Commentary: Genesis, Jewish Publication Society, Philadelphia 1989, pp. 29–30.
  • Soggin J. Alberto, Genesi 1–11, Marietti, Genova 1991, pp. 92–97.

Consulta il capitolo completo per leggere il versetto nel suo contesto letterario: Genesi 3.