GENESI · CAPITOLO 4 · VERSETTO 10

Genesi 4,10 – Commentario esegetico

Testo della traduzione biblica italiana

4,10 E ribadì: «Cos’hai fatto? La voce dei sangui di tuo fratello gridano a Me dal suolo.

Traduzione © Daniele Salamone · Apri nel lettore biblico interattivo

Contesto del passo

Commento esegetico a Genesi 4,10

La replica divina, «Che cosa hai fatto?», interrompe la menzogna con una testimonianza che non proviene da un testimone umano. קוֹל דְּמֵי אָחִיךָ צֹעֲקִים אֵלַי (qôl dəmê ʾāḥîḵā ṣōʿăqîm ʾēlay) significa, nella sua struttura fondamentale, «la voce dei sangui di tuo fratello grida a me». Il plurale דָּמִים (dāmîm) può designare il sangue versato nella violenza e assumere il valore di «sangue sparso» o «colpa di sangue»; non impone di intendere che Abele abbia sanguinato più volte o che siano state compiute diverse uccisioni. L'esegesi rabbinica ha esteso il plurale ai discendenti potenziali che sarebbero nati da Abele, amplificando il danno dell'omicidio nella prospettiva delle generazioni non venute alla luce (Mishnah, Sanhedrin 4,5). È una meditazione autorevole nella storia dell'interpretazione, non una conseguenza obbligata della morfologia. Il verbo צָעַק (ṣāʿaq), «gridare», compare spesso in contesti di sofferenza e richiesta di intervento; attribuito al sangue, crea una personificazione giudiziaria. Il cadavere non ha bisogno di pronunciare parole perché la violenza entri davanti al giudizio di Dio. L'innocente messo a tacere da Caino non risulta, perciò, privato di ogni voce: il suo sangue accusa proprio dal luogo nel quale il colpevole pensava di aver concluso il proprio atto.

La provenienza del grido, מִן־הָאֲדָמָה (min-hāʾăḏāmâ), «dal suolo», introduce il terreno in una funzione nuova. La terra era stata il materiale di cui l'essere umano era formato, poi lo spazio della coltivazione e della fatica, infine il luogo dell'uccisione (Gen. 2,7; 3,17-19; 4,8). Ora diviene il testimone figurato di un'ingiustizia non assorbibile dal semplice ciclo della natura. La legislazione successiva svilupperà il rapporto fra il sangue innocente e la contaminazione della terra, soprattutto nelle norme relative all'omicidio (Num. 35,33-34); non occorre tuttavia supporre che il racconto di Caino presupponga già, nella sua scena, le procedure della legge mosaica. L'immagine è anteriore sul piano narrativo e più elementare sul piano teologico: un luogo destinato a sostenere la vita registra la sua distruzione. Nella ricezione neotestamentaria la voce del sangue di Abele sarà accostata, in contrasto, alla parola attribuita al sangue di Yeshua (Eb. 12,24). Tale lettura rivela la capacità della scena di generare una tipologia della giustizia e della riconciliazione, ma non deve oscurare la prima domanda posta dal testo: chi ha tolto la vita al fratello non può far scomparire il suo sangue né sottrarsi alla richiesta di renderne conto.

La personificazione del sangue non si esaurisce nel linguaggio dell'accusa. Essa mette in relazione due modi diversi di intendere la voce: la prima è quella con cui un essere umano comunica e può mentire; la seconda è quella attribuita alla vittima quando non può più formulare una difesa. Il narratore non descrive Abele che ritorna come spirito vendicatore o che propone un castigo specifico per il fratello. Il grido è rivolto a Dio, e a Dio spetta interpretarlo nella forma di una sentenza. Questa distinzione impedisce di trasformare il plurale «sangui» in un meccanismo magico o in una autorizzazione automatica della vendetta personale. Il motivo biblico del «grido» del sofferente ricomparirà, per esempio, nella descrizione dell'oppressione che precede la liberazione dall'Egitto (Es. 2,23-25): le situazioni sono storicamente e letterariamente diverse, ma condividono la rappresentazione di una sofferenza che non resta estranea all'attenzione divina. Il sangue di Abele, in tal senso, anticipa la possibilità di pensare la giustizia come ascolto di chi è stato reso incapace di difendersi.

Bibliografia

  • Salamone Daniele, Torah Study Bible. Bereshit, TSB, s.l. 2022–2026, p. 14.
  • Salamone Daniele, Genesi. Nuovissimo Commento alla Torah, Yeshivat HaDerek, s.l. 2025, pp. 58–61.
  • Sarna Nahum M., The JPS Torah Commentary: Genesis, Jewish Publication Society, Philadelphia 1989, pp. 34–35.
  • Soggin J. Alberto, Genesi 1–11, Marietti, Genova 1991, pp. 98–100.

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